Il fuoco e il culto

La focara e il culto di S. Antonio Abate

Sin dall’epoca pre-cristiana il fuoco è stato il fulcro attorno al quale si sono svolte feste rituali di ogni genere. Tali cerimonie, in qualunque tempo e luogo venissero celebrate, si somigliavano molto tra loro: grandi falò attorno ai quali i popoli si riunivano per propiziare la crescita dei raccolti ed il benessere di uomini ed animali.

In generale, si può dire che il fuoco sia stato un passaggio fondamentale per l’umanità stessa. Con esso si potevano cuocere i cibi, riscaldarsi, difendersi, rischiarare le notti. Ovviamente, per i nostri progenitori, la sua scoperta rappresentò un’esperienza di grande terrore e di annichilimento di fronte ad una tale forza distruttrice. In seguito, però, i più coraggiosi, spinti dal desiderio di conoscenza, vinsero la paura delle fiamme e si avvicinarono ad esso, allungarono degli esili ramoscelli e colsero quella energia misteriosa che con il tempo impararono ad addomesticare.

Questa importante acquisizione venne raggiunta per la prima volta in Africa circa un milione di anni fa, mentre in Asia e in Europa essa risale a circa 500.000 anni fa. Il fuoco illuminò le caverne, liberandole dal buio delle tenebre, permise di cucinare e consumare i cibi attorno ad un focolare, facilitando così; l’instaurarsi dei legami familiari, il rinsaldarsi delle amicizie e la trasmissione di esperienze vissute. Intorno al fuoco nacque, probabilmente, la prima forma di comunità.

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LA FÒCARA DI SANT’ANTONIO ABATE: LA TRADIZIONE DEL SANTO DEL FUOCO A NOVOLI

La fòcara è un inno collettivo al Protettore di Novoli, il Santo del fuoco e patrono degli animali domestici, S. Antonio Abate. La fòcara di Novoli è una tradizione che unisce sacro e profano, e raduna la comunità intorno al culto del santo anacoreta. Ogni anno, nei giorni prossimi alla data del 17 gennaio, si svolge la “festa del fuoco”, un evento che richiama da ogni parte della provincia, ma anche della regione, migliaia di pellegrini e visitatori.

Un culto, quello novolese, che pare abbia origini antiche, forse risalente all’epoca bizantina. Seppure Sant’ Antonio Abate diviene ufficialmente protettore di Novoli nel 1664 con l’assenso canonico del vescovo di Lecce, mons. Luigi Pappacoda. Non è chiaro, tuttavia, per quali ragioni la Santa Congregazione dei Riti di Roma diede il suo consenso solo dopo oltre settant’anni, nel 1737. Da allora il 17 gennaio a Novoli diventò giorno festivo. Più recente, invece, in verità, è l’acquisizione delle reliquia del Santo Taumaturgo, che nei giorni di festa viene esposta alla devozione dei fedeli. Essa giunse a Novoli dalla cattedrale di Tricarico, in provincia di Matera, il 27 luglio 1924, in seguito a una supplica rivolta al vescovo della diocesi lucana, e da allora la reliquia è custodita, in una nicchia in marmo, nel cappellone del santo del Santuario di Novoli.

La chiesa dedicata al santo eremita fu edificata su un antico sacello nel XVII secolo con le offerte del popolo. La costruzione subirà diversi interventi che ne modificheranno l’aspetto e le dimensioni nel corso del tempo e negli anni Trenta del ‘900 viene eretto il campanile. A spese del popolo fu pure ricavato il pozzo adiacente alla chiesa, che veniva ceduto in affitto per una certa somma annua devoluta a beneficio della stessa chiesa. Sempre accanto all’edificio di culto, a testimonianza del rito greco, si trova la stele dell’Osanna, sormontata da un capitello in cui si vedono scolpiti l’antico stemma del Comune, dei Mattei (in passato signori di Novoli) e le immagini dei santi protettori del paese, Sant’Antonio e la Madonna di Costantinopoli: la stele era stata eretta nel 1692, smembrata nel 1938 per lasciare spazio alla costruzione del campanile, e infine ricomposta di nuovo sul fianco della chiesa.

Anticamente la fòcara si allestiva nella piazza su cui affaccia la chiesa dedicata al Patrono di Novoli, per poi essere spostata, dal 1950 al 1996, in piazza Gaetano Brunetti (oggi Totò Vetrugno), a breve distanza dalla stazione ferroviaria, ma motivi di sicurezza e di incolumità pubblica indurranno a un definitivo trasferimento in piazza Tito Schipa, dove ancora oggi la vediamo innalzarsi e prendere fuoco la sera del 16 gennaio. Il falò era allestito dai “pignunai”, ossia contadini costruttori di covoni: di fatto, la fòcara richiamava convenzionalmente la forma conica della pigna e del covone, per poi mutarne di anno in anno la struttura, costruendola a più cuspidi, a forma piramidale oppure con un galleria in mezzo.

Il rito della fòcara ad ora risultava attestata per la prima volta nel 1893, su una testata locale, la “Gazzetta delle Puglie”, mentre è del 1909 una delle più datate testimonianze fotografiche dell’evento. Tuttavia l’ultima pubblicazione di Gilberto Spagnolo sul diario di un uomo di campagna magliese, Salvatore Cezzi, che sposa una donna di Novoli e lì andrà a vivere, retrodata l’informazione finora nota. Nel diario di Cezzi si documenta, sotto la data 1872, che l’uomo osserva a Novoli “una fòcara di Sant’ Antonio” più grande di quella che si faceva a Maglie. 

Stabilire comunque una data certa è ancora un enigma. Sebbene di fatto gli storici dei primi decenni del XX secolo, nelle loro pagine, concordano nel definire la costruzione e l’accensione della fòcara “un rito antichissimo”, nei documenti del ‘600 e del ‘700 (quando è già affermato il culto per il Santo del fuoco), nel raccontare la festa del patrono, non si legge alcun riferimento riguardo al falò ma solo alla benedizione degli animali, anch’esso un rito canonico nel culto del Santo anacoreta.

Devozione e folclore si fondono in questa festa dell’inverno salentino, che culmina con l’accensione della fòcara, un imponente falò - il più grande del Mediterraneo - alto 25 metri con un diametro di 20 metri, realizzato per intero con fascine di “sarmente”, tralci secchi di vite derivati dalla potatura. Per tradizione la catasta viene costruita nelle settimane precedenti la festa utilizzando all’incirca quasi 90mila fascine accatastate, che molti devoti donano mentre altre vengono acquistate.

L’uso della vite vuole anche celebrare la produzione vinicola novolese, nota per il suo Moscato e il Negroamaro. Un trattato del 1863, firmato proprio il 17 gennaio, garantiva l’esportazione dell’uva italiana verso il mercato francese e ciò aveva spinto i contadini novolesi a votarsi a questa coltura. Questo ricco frutto conquista un posto da protagonista tale che, nella prima metà del XIX secolo, la comunità novolese decide di assegnargli un posto d’onore inserendolo nel proprio stemma civico: tre grappoli d’uva di fatto sostituiscono l’immagine della Madonna di Costantinopoli. L’uva si fa simbolo del lavoro dell’uomo e testimonianza dell’economia agricola del paese.

Il via alla sua costruzione viene dato nella prima metà di dicembre con la “festa della vite”, per essere ultimata a mezzogiorno della vigilia. Con una fragorosa salve di fuochi d’artificio e con i rintocchi a festa delle campane del Santuario, si annuncia l’inizio della costruzione della grande pira. I lavori sono diretti da un maestro costruttore, le cui tecniche si tramandano di padre in figlio. Quelli che portano alla costruzione della fòcara sono gesti antichi che rimangono immutati nel tempo, che affondano le radici nella terra, nei vigneti. È simile a una sorta di preghiera, fatta di terra, lavoro e fatica e sudore, di gioia e condivisione. Una preghiera che prende forma, si manifesta in una catasta che si innalza, fascina su fascina, sempre più in alto nel cielo, come ringraziamento per quanto è appena passato, con l’arrivo dell’inverno, e l’auspicio per ciò che dovrà ancora venire, con la nuova stagione. Così l’accensione della fòcara risulta essere il momento più atteso e tutti i presenti, affascinati e trepidanti, aspettano la fine dei fuochi pirotecnici per vedere le prime lingue di fuoco scaturire dalla sommità del falò. La colonna di fumo allora si innalza portando con sè preghiere e speranze dei presenti per raggiungere il Santo Taumaturgo del fuoco, Antonio Abate, che benevolo assiste i fedeli e intercede per loro.

Testo di Sara Foti Sciavaliere

Bibliografia


-M.De Marco, “Storia di Novoli”, Edizioni Dimensione 80, Roma, 1980.


-V.Pellegrino-A.Pellegrino, “Dal tralcio della vite alla Fòcara”, curato da A.Zaccaria.


-A.Politi, “C’era una volta a Novoli: religiosità popolare”, Il Parametro Editore, Novoli, 2000.


-G.Spagnolo, “Il fuoco sacro. Tradizione e culto di S.Antonio Abate a Novoli e nel Salento”, C.R.S.E.C. Le/37, 1998.


-G.Spagnolo, “Novoli e il culto di Sant’Antonio Abate: le origini e la Focara”, in “Spazio Aperto Salento”, 15 gennaio 2021.

-G.Spagnolo, “Memorie dal passato. Il diario di Salvatore Cezzi e la Fòcara di Novoli (1872-1874). Superba come ogni anno”, Società Storica di Terra d’Otranto, 2023.

Una sorpresa… in alta quota!

20/11/2025

Per il nostro grande giorno, i miei suoceri ci hanno fatto trovare un regalo davvero speciale: una sorpresa “in altezza” che ci ha accolti non appena siamo arrivati in villa.

L’effetto è stato spettacolare e ha lasciato tutti a bocca aperta!

Gli artisti sono stati simpaticissimi, professionali e perfettamente in sintonia con l’atmosfera della giornata. Consiglio assolutamente questo tipo di intrattenimento, soprattutto a chi si sposa di mattina: è scenografico, coinvolgente e non richiede l’effetto della luce serale per risultare magico.

Un tocco originale che rende l’ingresso degli sposi davvero indimenticabile.

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Rossella W.

Fantastici!

26/09/2025

Piaciuto a grandi e piccini. La semplicità dei giochi in legno ci ricorda quanto a volte siano le cose semplici ad essere le più importanti.

Evento fantastico, grazie mille ragazzi!

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Monica S.

Consiglio con tutto il cuore Lella Bretella a chiunque cerchi un intrattenimento completo

11/08/2025

Non avremmo potuto scegliere di meglio!

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Per noi era fondamentale dare al nostro matrimonio un tocco unico, e Lella Bretella ha saputo realizzare ogni nostro desiderio. Ha persino organizzato l’effetto scenografico delle fontane fredde Sparkular, che hanno stupito e divertito tutti i presenti, creando un’atmosfera davvero magica.

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Ciò che più porteremo nel cuore è la simpatia, l’entusiasmo e la professionalità di Lella Bretella e del suo meraviglioso team: ci hanno accompagnati in un giorno speciale rendendolo indimenticabile.

Consiglio con tutto il cuore Lella Bretella a chiunque cerchi un intrattenimento completo, emozionante e davvero coinvolgente per il proprio evento.

Grazie di cuore, siete stati indimenticabili!

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Roberto B.

Uno spettacolo indimenticabile che lascia tutti – bambini e adulti – con gli occhi pieni di stupore e il cuore colmo di gioia!

11/08/2025

🎩✨ Rocky, il mago dei bambini – Magia, risate e stupore per tutte le età! ✨🎩

Abbiamo avuto il piacere di assistere allo spettacolo del Mago Rocky e possiamo dire con certezza che è molto più di un semplice prestigiatore: è un vero e proprio artista dell’intrattenimento! Con la sua combinazione irresistibile di magia e comicità, Rocky riesce a conquistare grandi e piccini, trasformando ogni esibizione in un momento di pura meraviglia e allegria.

Le sue performance sono un susseguirsi di illusioni sorprendenti, gag esilaranti e momenti di coinvolgimento del pubblico che rendono lo spettacolo dinamico e mai scontato. Dai giochi di prestigio con le carte alle sparizioni misteriose, fino a divertentissime interazioni con i bambini, tutto è studiato per regalare sorrisi, stupore e tanta allegria.

Il suo stile giocoso e spumeggiante, unito a una presenza scenica brillante, lo rende l’artista ideale per feste di compleanno, eventi scolastici, sagre e manifestazioni dedicate alle famiglie.

Il Mago Rocky non è solo un mago: è un vero showman che porta magia e buonumore ovunque vada. Uno spettacolo indimenticabile che lascia tutti – bambini e adulti – con gli occhi pieni di stupore e il cuore colmo di gioia!

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Castillo R.

Un Artista che Incanta e Sorprende

02/03/2025

Assistere a una performance di Mago Rocky è come immergersi in un mondo magico, dove il tempo sembra fermarsi e lo spettatore viene trasportato in un viaggio ricco di emozioni, risate e meraviglia. Mago Rocky non è semplicemente un intrattenitore; è un vero e proprio artista poliedrico che unisce tradizione e innovazione, regalando al pubblico un’esperienza indimenticabile.

La sua formazione come animatore turistico e la sua radice nel Clown classico si percepiscono fin dai primi momenti: Mago Rocky ha la rara capacità di connettersi con il pubblico, di qualsiasi età, creando un’atmosfera accogliente e coinvolgente. La sua presenza scenica è magnetica, e il suo umorismo intelligente e mai banale riesce a strappare sorrisi e risate genuine.

Ma ciò che rende Mago Rocky davvero speciale è la sua maestria nel fondere diverse discipline artistiche. Grazie alla sua esperienza nel Mimo corporeo e nella Pantomima, ogni suo movimento è studiato e carico di significato, capace di raccontare storie senza bisogno di parole. E quando si lancia nella magia e nell’illusionismo, lo stupore è assicurato: i suoi trucchi sono eleganti, sorprendenti e sempre accompagnati da un tocco di ironia che li rende unici.

Il suo repertorio di Teatro Clown Cabaret aggiunge poi un ulteriore livello di profondità alla performance, con momenti di introspezione e riflessione che si alternano a scene esilaranti e spensierate. Mago Rocky non si limita a intrattenere; sa emozionare, far pensare e, soprattutto, far sentire il pubblico parte di qualcosa di speciale.

In conclusione, Mago Rocky è un artista completo, un vero gioiello del panorama teatrale e dell’intrattenimento. La sua capacità di unire tradizione, tecnica e creatività lo rende uno spettacolo imperdibile per chiunque ami il teatro, la magia e le storie ben raccontate. Consiglio vivamente di non perdere l’occasione di vederlo in azione: Mago Rocky non delude mai, anzi, lascia sempre il pubblico con il sorriso sulle labbra e la voglia di rivederlo ancora!

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